CARATTERI
CHIMICI DEL SUGHERO E LORO INFLUENZA SULLA QUALITA’ DEL VINO
Valeria
Mazzoleni
Istituto
di Enologia e Ingegneria alimentare
Università
Cattolica del Sacro Cuore
29100
– Piacenza
E-mail:
valeria.mazzoleni@pc.unicatt.it
La
conoscenza dei caratteri chimici del sughero è fondamentale in
quanto permette
di comprendere tutti quei fenomeni di cessione che possono, come è
noto, influenzare
il vino. Questo lavoro
riporta una sintesi ragionata delle conoscenze scientifiche più
recenti riguardanti il rapporto tra composizione
del sughero e qualità enologica del tappo. La quasi totalità
dei lavori reperibili in letteratura
riguardano il
sughero come materiale o il tappo monopezzo; praticamente nessun
lavoro è stato effettuato sui tappi tecnici (agglomerati, compositi)
che pure oggi rappresentano una parte rilevante dei tappi utilizzati.
Caratteri
chimici del sughero
Lo
studio della composizione chimica del sughero cominciò alla fine
del diciottesimo secolo e continuò con diversi tentativi di
frazionare e caratterizzare le sostanze presenti. Nel 1960
Guillemonat separò diverse frazioni dal sughero e le quantificò
proponendo dei valori che, ancora oggi, sono considerati
rappresentativi. Nella tabella 1 sono indicati i polimeri che
compongono il sughero, le corrispondenti proprietà fisiche, i
momomeri costituenti e il contenuto percentuale medio di ciascuna
frazione, indicato da
Guillemonat e, più recentemente, da ricercatori protoghesi.
Come si può osservare, esiste una certa concordanza tra i
dati sperimentali, ottenuti in tempi e con tecniche analitiche
diverse.
Quasi
tutti i costituenti polimerici indicati in tabella 1, a causa della
loro insolubilità, non sono in grado di interagire con il vino,
a meno che non si degradino per via enzimatica o chimica con
formazione di frammenti estraibili. Gli unici costituenti
che possono
interagire direttamente con il vino sono i tannini
che, come è noto, vengono
parzialmente estratti durante la bollitura delle plance e in
parte possono essere ceduti dal tappo al vino. Studi recenti hanno
mostrato che i tannini
del sughero sono rappresentati da tannini condensati ed
idrolizzabili, estraibili in soluzione idroalcolica, che possiedono
un sapore caratteristico (tannico, astringente) capace di
influenzare l’espressione organolettica di certi vini.
Attualmente
lo studio delle componenti chimiche del sughero continua. Tuttavia
la conoscenza dettagliata delle diverse frazioni polimeriche è un
obbiettivo difficile da raggiungere a causa dell’inerzia chimica
del prodotto e dell’alta
variabilità della sua composizione.
Studio
della frazione estraibile
Oggi
la maggior parte delle ricerche riguardanti lo studio della
composizione del sughero si interessa della frazione estraibile, cioè
di quell’insieme di sostanze a basso peso molecolare che, potendo
passare dal sughero al vino, influenzano
la qualità enologica del tappo. Queste sostanze si trovano
in tracce nel sughero ed hanno un ruolo, dal punto di vista
enologico, solamente se risultano
organoletticamente attive e se sono solubili nel vino. Possiamo
suddividere la frazione estraibile in componenti volatili e
componenti non volatili
(acidi fenolici, aldeidi fenoliche, ecc.), il cui studio può essere
condotto con sistemi di
estrazione differenti, a seconda che si voglia ottenere un quadro
globale della composizione del sughero (estrazione quantitativa con
solventi, estrazione mediante la tecnica dello spazio di testa) o
una indicazione circa l’interazione sughero/vino.
In quest’ultimo caso, è preferibile utilizzare come mezzo
estraente la soluzione idroalcolica,
in modo da porsi in condizioni simili alla realtà. Nel
nostro laboratorio, abbiamo
studiato sia la frazione estraibile in soluzione idroalcolica, sia
la componente volatile globale del sughero. Sono stati identificati
più di 100 sostanze, molte delle quali organoletticamente attive (tabella
2) e quindi capaci di
concorrere all’odore del sughero. Tuttavia, le sostanze capaci di
interagire con il vino sono poco numerose, soprattutto per ragioni
di solubilità, come si può osservare nella figura 1, che mostra il
raffronto tra il numero si sostanze volatili presenti nel sughero e
quello delle sostanze estratte in soluzione idroalcolica.
Lo
studio di alcuni composti non
volatili estraibili in soluzione idroalcolica ha dato i risultati
mostrati in tabella 3. Considerando le soglie di percezione
indicate, si osserva che solamente la vanillina è presente nel
sughero in quantità tali da influenzare la qualità enologica del
tappo in sughero: la vanillina può quindi essere considerata come
la causa principale dell’odore e sapore di sughero che compare
spesso nel vino subito dopo la tappatura e che generalmente tende ad
attenuarsi con il tempo.
L’analisi
chimica del sughero ha quindi permesso di individuare un certo
numero di sostanze estraibili
quando il tappo entra in contatto con il vino.
Durante la lavorazione
si può impoverire il
sughero di queste sostanze, limitando al minomo l’estrazione, ma
è molto difficile rendere il sughero totalmente neutro, soprattutto
nel caso di tappi monopezzo.
Studio
delle sostanze anomale
Oltre
alle sostanze normalmente presenti nel sughero sano, lo studio della
composizione del sughero ha permesso di identificare anche
sostanze tipiche del sughero difettoso. A partire dagli anni
80, le sostanze anomale presenti nel sughero sono state oggetto di
numerose ricerche, riguardanti sia la loro determinazione, sia la
loro origine. Un certo numero di sostanze è stato identificato come
causa di inquinamento del sughero in quanto conferiscono odore di
terra, di fungo, di muffa e possono avere un impatto diverso sulla
qualità del tappo, a seconda della loro soglia di percezione (tabella
4).
La
più studiata tra le sostanze anomale è attualmente il
2,4,6-tricloroanisolo (TCA) che è una delle cause più frequenti
del “gusto di tappo”, la cui presenza è stata rilevata in
plance grezze, in sughero a diverso stadio di lavorazione, nel vino
e, in alcuni casi, anche in vini conservati in vasca. Quest’ultimo
fenomeno rappresenta un esempio di contaminazione ambientale
di cantina.
Di
recente, la messa a punto di metodi analitici molto sensibili ha
permesso di localizzare il TCA nelle diverse parti di un tappo
monopezzo e di avere in questo modo un’idea del momento in cui si
è verificata la contaminazione: se il tenore di TCA aumenta
a partire dal lato del tappo corrispondente al ventre della
plancia verso il lato corrispondente alla crosta, allora la
contaminazione si è verificata quando la plancia era ancora
sull’albero. Se il tenore di TCA è maggiore nella parte esterna
del tappo e diminuisce uniformemente verso il centro, la
contaminazione si è verificata
dopo la punzonatura della plancia. La diversa localizzazione
del TCA nel tappo è probabilmente la causa di una minore o maggiore
facilità di estrazione di questo inquinante una volta che il tappo
venga posto in contatto con il vino.
Le
principali vie di formazione delle sostanze anomale
nel sughero richiedono
l’intervento di determinati microrganismi (figura 2).
Ciò giustifica l’importanza del controllo microbico come
indice di qualità dei tappi, anche se non sempre la presenza di
microflora nel sughero significa difettosità del tappo. L’entità
dell’inquinamento microbico è fondmentale. A questo proposito
abbiamo condotto uno
studio sulla capacità dei microrganismi isolati da sughero grezzo
di produrre metaboliti volatili (tabella 5). Abbiamo inoculato
separatamente i ceppi isolati (appartenenti ai generi Penicillium,
Aspergillus, Monilia)
sia su sughero sterile, sia su mezzo sintetico ed abbiamo constatato
che questi microrganismi sviluppavano con difficoltà sul sughero,
producendo solo pochi
metaboliti, in confronto a quelli prodotti su mezzo sintetico. Il
sughero si è dunque dimostrato un substrato molto povero, anche per
microrganismi che fanno parte della sua microflora naturale.
Il momento più critico è quando il sughero si trova
sull’albero, mentre i
vari passaggi della lavorazione vengono oggi sempre più controllati
per ridurre l’entità della contaminazione microbica.
Diversi trattamenti proposti
a livello industriale hanno lo scopo di intervenire sulla
presenza nel sughero di inquinanti come il TCA, abbassandone il
contenuto. Si va dal
semplice lavaggio in acqua calda, al trattamento a micro-onde,
all’uso di enzimi che
eliminano i precursori del TCA, al trattamento con elettroni
accelerati (raggi b), che è stato proposto per l’abbattimento
della carica microbica dei tappi.
Abbiamo potuto così constatare che le radiazioni utilizzate
avevano come effetto collaterale quello di far diminuire il tenore
di sostanze inquinanti eventualmente presenti nel tappo, in quantità
variabili a seconda delle dosi impiegate (tabella 6).
Conclusioni
I
lavori di ricerca effettuati negli ultimi anni hanno permesso di
approfondire la conoscenza dei caratteri chimici del sughero sano e
difettoso e di dare qualche indicazione circa l’interazione
sughero/vino. Sulla base delle nozioni acquisite, sono state messe a
punto varianti tecnologiche utili al miglioramento della qualità
enologica dei tappi.
In
effetti, l’industria sugheriera ha compiuto negli ultimi anni
notevoli progressi nei suoi standard di qualità, di pari passo con
quelli compiuti dall’industria enologica.
Tuttavia
resta ancora molto da fare per valutare l’impatto reale dei
componenti cedibili dal sughero sulla qualità del vino.
In campo scientifico, questo obbiettivo potrà essere
raggiunto approfondendo la conoscenza dei caratteri chimici del
sughero, grazie
alla messa a punto di tecniche analitiche adattate allo
studio della matrice sughero.
Nella
pratica, resta ancora
molto da fare per approfondire la conoscenza della qualità
enologica del sughero, in particolare per quanto riguarda lo studio
dei meccanismi di estrazione e soprattutto per definire una
strategia di controllo che consenta di prevedere, a partire dal
tappo niovo, quale sarà il suo comportamento in presenza del vino.
CHEMICAL
CHARACTERISTICS OF CORK AND THEIR INFLUENCE ON THE QUALITY OF THE
WINE
Valeria
Mazzoleni
Istituto
di Enologia e Ingegneria alimentare
Universit
Cattolica del Sacro Cuore
29100
Piacenza (Italy)
E.mail:
valeria.mazzoleni@pc.unicatt.it
It
is fundamental to have an insight into the chemical characteristics
of cork in that it enables us to understand all the release
phenomena, which (as known) can affect the wine. This work reports a
logical synthesis of the latest scientific knowledge regarding the
rapport between the composition of the cork as a material and the
oenological quality of the cork stopper. Almost all the scientific
work that has been done to date concerns cork as a material or the
one-piece cork stopper. There has been almost no work carried out on
technical cork stoppers (agglomerate, composite) although they
represent a significant proportion of stoppers used today.
Chemical
properties of cork
Research
into chemical composition of cork started at the end of the
eighteenth century and continued with various attempts to fraction
and characterise the substances present. In 1960, Guillemonat
separated various fractions of cork and quantified them proposing
values, which even today continue to be considered representative.
In Table1 we have an indication of the polymers that make up cork,
the corresponding physical properties, the constituent monomers and
the average content percentile of each fraction, indicated by
Guillemonat and, more recently, by Portuguese researchers. As we can
see, there is a certain agreement between the experimental data,
obtained in different times and using different analytical
techniques.
Almost
all of the polymeric constituents indicated in Table 1, due to their
insolubility, cannot interact with the wine, unless they degrade by
enzymatic or chemical means with the formation of extractable
fragments. The only constituents that can interact directly with the
wine are tannins, which, as known, are partially extracted during
boiling of the cork slabs and can be partly released from cork to
the wine. Recent studies have shown that the tannins of the cork are
represented by condensed and hydrolysable tannins -extractable in
hydroalcoholic solution, which have a characteristic flavour
(tannic, astringent) able to influence the sensory expression of
some wines.
Research
into the chemical components of the cork is currently underway.
However, obtaining detailed knowledge regarding the various
polymeric fractions is very difficult because of the chemical
inertia of the product and the high variability of its composition.
Research
into releasable fraction
Most
of today’s
research, regarding study into composition of the cork, is
interested in the releasable fraction, the mixture of substances
having a low molecular weight, that is able to pass from the cork to
the wine to influence the quality of the wine. Traces of these
substances can be found in the cork having a role, from the sensory
point of view, if they result as being organoleptically active and
are soluble in the wine. We can divide the extractable fraction into
volatile components and non-volatile components (phenolic
compounds), which can be studied with different extraction systems
depending on what you want to obtain, be it a global picture of cork
composition (quantitative extraction with solvents, extraction using
the technique of the head space) or an indication on the cork/wine
interaction. In the second case it is better to use the
hydroalcoholic solution as an extracting means so that we create
conditions that are more similar to the reality. In our laboratory,
we have studied both the releasable fraction in hydroalcoholic
solution and the global volatile component of the cork.
More
than 100 substances were identified, many of which organoleptically
active (Table 2) and hence capable of giving a contribution to the
cork smell. However, substances having the power to interact with
the wine are indeed very few, most of all for reasons of solubility,
as can be observed in Figure 1, which shows the comparison between
the number of volatile substances present in the cork and the number
of extracted substances in hydroalcoholic solution.
The
results of a study carried out on some phenolic compounds
extractable in hydroalcoholic solution are given in Table 3. Taking
in mind the flavour thresholds indicated, we can observe that only
the vanillin present in the cork is in a significant quantity to
have an influence on the cork stoppers in terms of wine quality.
Hence we can consider vanillin to be the main cause of the smell and
taste of cork, which often is observed in wines immediately after
corking but generally tends to fade over time.
Chemical
analysis of the cork has enabled us to single out a certain number
of substances that are extractable when the cork stopper comes into
contact with the wine. During production we can weaken the
proportion of these substances in the cork, reducing the release to
a minimum. However, it is extremely difficult to make the cork
totally neutral of these substances, particularly in the case of
one-piece cork stoppers.
Study
of tainting substances
Besides
the substances normally present in healthy cork, the study of cork
composition has enabled us to also identify the typical substances
of tainted cork. Since the 80’s
the presence of anomalous substances in cork has been the topic of
numerous research with regards to their determination and origin. A
certain number of substances have been identified as cork
contaminators as they are the cause of earthy, musty or mouldy type
smells and can have varying effects on the wine depending on their
flavour threshold (Table 4).
At
the moment, the tainting substance that has undergone the most study
is 2,4,6-trichloroanisole (TCA), which is one of the most common
causes of what we refer to as “cork
taint”. This substance has been found in raw cork slabs, in
cork during the processing, in wine and in some cases in wines
stored in vats and this latter case is an example of environmental
contamination in the cellar.
Recently
setting up very sensitive analytic methods has enabled the
researchers to localise the TCA in various parts of the individual
cork stopper and in this way have some idea about the moment when
the contamination actually came about. If the content of TCA begins
to increase as you go from the part of the cork stopper
corresponding to the plank bulge towards the side corresponding to
the crust, then the contamination occurred when the bark was still
on the tree. If the content of TCA is greater in the external part
of the cork stopper and gets evenly smaller as you go towards the
centre, the contamination came about after slab punching. The
different localisation of TCA in the cork stopper is probably the
reason why it is easier or more difficult to extract this pollutant
once the cork stopper has been placed in contact with the wine.
The
main ways of forming tainting substances in the cork require the
intervention of certain micro-organisms (Figure 2). This justifies
the importance of microbial control as a cork quality index, even if
the presence of micro-flora does not always signify cork
defectiveness. The amount of microbial contamination is fundamental.
It
is with regard to this matter that we have carried out a work on the
capability of micro-organisms isolated from the natural cork to
produce volatile metabolites (Table 5). We have separately
inoculated the isolated strains (Penicillium, Aspergillus and
Monilia) both on sterile cork and on synthetic medium, and we
have verified that these micro-organisms do not develop easily on
the cork, producing just a few metabolites with respect to those
produced on synthetic medium (more than 60 substances identified).
So cork has shown itself to be a very poor substrate, even for
micro-organisms that make up part of its natural micro-flora. In
effect, the most critical moment is when the cork is on the tree.
Nowadays, the various stages of production undergo stricter and
stricter control so as to reduce the quantity of microbial
contamination.
On
an industrial level, we have a choice of various treatments designed
to minimize the content on cork of tainting substances, such as TCA,
lowering their content level. They range from simply washing in hot
water, to micro-wave treatment, to the use of enzymes which
eliminate TCA precursors, to treatment by means of electron beam
irradiation, which we proposed to fight the microbial charge of cork
stoppers. In this way we have been able to verify that as a side
effect of the radiation used, we have a decrease in the content of
contaminating substances that might be present in the stopper, in
variable quantities depending on the irradiation dose (Table 6).
Conclusions
Work
carried out in the last few years has given way to a more in-depth
knowledge of the chemical characteristics of healthy cork and the
possibility to give some indications regarding the cork/wine
interaction. On the basis of knowledge acquired, useful
technological variants have been introduced, which have been
designed to improve the oenological quality of the stoppers.
In
effect, over the last few years the cork industry has made
remarkable progresses in terms of its quality standards, keeping in
line with the progress made by the wine producing industry.
However,
there is still a lot to do in order to evaluate the real impact of
components that can be released from the cork and affect the quality
of the wine. In the scientific field, this objective can be obtained
by acquiring a deeper knowledge into the chemical characteristics of
the cork, thanks to the setting up of analytic techniques suitable
for the study of the cork matrix.
So,
in practice, more research is needed to obtain an in-depth knowledge
about cork in terms of wine quality, in particular as far as
concerns the study of extraction mechanisms and above all if we want
to define a control strategy that, starting with the new stopper,
will allow us to forecast the behaviour of cork in the presence of
wine.
Bibliography
Bibliography
about cork can be demanded to the author.
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