|
La
storia della vite e del vino in Cina
Jim
Sun
Editor
in Chief, China Wine on Line
E-mail:
Jimsun@winechina.com
La
vite ed il vino nell’antica Cina
La
nascita della moderna industria vinicola
Sviluppi
dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese
1.
La vite ed il vino nell'antica Cina
La
vite e il vino in Cina hanno origini molto antiche. La coltivazione
di specie selvatiche quali la vitis Davidii, lanata, Thumbergii,
amurensis, flexuosa, ecc., presenti tuttora nel paese, risale al
2000 a.C.
Il
primo documento storico che attesta la presenza del vino in Cina, è
costituito dalle “Testimonianze storiche” (史记)
di Sima Qian (司马迁),
risalente ai tempi della dinastia Han (汉朝,
206 a.C.-220 d.C.). Qui viene riportata la figura del generale Zhang
Qian (张骞)
che nel 138 a.C., per ordine dell'imperatore Wu degli Han (汉武),
dovette recarsi nelle regioni occidentali come suo emissario.
Durante la missione diplomatica, egli scoprì che “nelle
vicinanze di Dawan (大宛)
si produceva vino dall'uva e che le persone benestanti ne facevano
abbondanti scorte. Gli abitanti di queste zone bevevano abitualmente
vino e i loro cavalli mangiavano il trifoglio. Dopo il ritorno del
missionario, l'lmperatore cominciò a piantare vigne e trifoglio
con i semi che aveva ricevuto. L'introduzione e l'aumento del
numero dei cavalli portò l'arrivo di corrieri stranieri, alcuni
dei quali preferivano lasciare il palazzo imperiale e andare ad
ammirare i vigneti e gli immensi campi di trifoglio”
(Testimonianze storiche, Biografie N.63: Dawan). Dawan (大宛)
era un antico stato dell'Asia centrale situato nella valle Fergana
(费尔干纳).
Da qui si deduce che la dinastia degli Han Occidentali abbia
introdotto le tecniche di coltivazione dell'uva e della produzione
di vino dai paesi confinanti e che, da allora, l'ovest abbia
rappresentato il bacino viticolo di tutta la Cina. I documenti
archeologici di Tulufan (吐鲁番),
basati su antiche testimonianze, presentano, infatti, un'ampia
descrizione sulla coltivazione della vite e sulla gestione e
commercializzazione del vino a Tulufan dal 4° allo 8° sec. d.C.
Durante
la dinastia degli Han Orientali, il vino era ancora una bevanda
preziosa e ne è prova una vicenda di corruzione registrata in
documenti storici del tempo. Nelle “Biografie della dinastia
Han”, si racconta proprio di uomo di Fufeng (扶风),
chiamato Meng Tuo (孟佗),
che riuscì a comprare dal ministro Zhang Rang (张让)
la carica di governatore con un dou (斗,
dou = un decalitro) di vino.
Il
processo di vinificazione del vino d'uva è più semplice rispetto
a quello del vino giallo, ossia, il vino di riso (黄酒).
Tuttavia, il carattere stagionale della materia prima non ha
consentito al vino di porsi alla pari dei fermentati di cereali in
termini di praticità e di utilizzo. Inoltre, analizzando la storia
del paese, si può osservare come la diffusione del vino nelle zone
più interne sia avvenuta in modo piuttosto discontinuo. La
tecnologia vinicola è stata introdotta in queste regioni appena
durante la dinastia Tang ed è fiorita durante il periodo degli
Yuan, in particolare nella prosperosa regione del Xinjiang e
nell'area di Taiyuan. A quei tempi tuttavia, i cinesi conoscevano
solo i rudimenti delle tecniche vinicole.
Sebbene
la tecnica di vinificazione fosse stata introdotta per la prima
volta in Cina durante la dinastia Han, il suo uso era ristretto ad
una piccola zona. Vi è inoltre la convinzione che,
successivamente, la coltivazione dell'uva si interruppe. Ciò è
dimostrato dal fatto che il vino veniva offerto periodicamente
all'imperatore come forma di speciale tributo dalle regioni di
frontiera.
Il
metodo di vinificazione fu reintrodotto in Cina durante la dinastia
Tang (唐朝,
618-907 d.C.) per divenire prosperoso al tempo della dinastia Yuan (元朝,
1271-1368 d.C.). Al tempo dei Tang, la Cina centrale era estranea
alla coltivazione dell'uva costringendo l'imperatore Tai (太宗)
a prendere alcune uve dalle terre dell’ovest. Si scrive:
“L'imperatore Tai occupò Gaochang (高昌)
e raccolse semi di uva Maru (马乳葡萄)
per essere coltivata nel giardino imperiale e produrre vino con
tecniche apprese. Il vino era verde, di sapore fresco e forte, di
gusto molto cremoso. Era la prima volta che la popolazione di
Chang'an (长安)
conosceva il vino” (Il libro del sud, Vol. 3). Secondo il
libro delle classificazioni della dinastia Song (宋朝),
Cefuyuangui (册府元龟),
vol.970, l'allora Gaochang si trovava a 20 Km ad est dell'odierna
Tulufan, sotto incerto dominio.
Durante
la dinastia Tang il vino divenne patrimonio comune all'interno
della Cina al punto da venire spesso menzionato nelle opere
letterarie Tang. Wang Han (王翰)
nel suo poema di Liang (凉州词)
scrive: “Con il buon vino di notte in coppe fluorescenti di
cristallo (葡萄美酒夜光杯),
i guerrieri rifiutano di salire sui loro destrieri”. Anche il
più famoso poeta del tempo, Liu Yuxi (刘禹锡)
ammise che: ”Essendo nativo dello Shanxi, pianto questo frutto
di giada e ne faccio un vino prelibato di cui non ne ho mai
abbastanza”. Questi e altri passi attestano che nello Shanxi (山西)
e, in modo particolare, nella zona di Taiyuan (太原)
c'erano molti vigneti e si produceva vino. Similmente, si riporta
che alcuni stranieri avevano dei bar a Chang’an in cui veniva
venduto vino occidentale.
I
regnanti della dinastia Yuan (元朝)
erano così amanti del vino che ordinarono di usarlo solo nel tempio
e per i riti più importanti. Fecero piantare dei vigneti a Nanchino
e nella provincia dello Gansu e fecero costruire una cantina proprio
nel palazzo imperiale.
Xu
Guangqi (徐光启)
durante la dinastia Ming (明朝,
1368-1644 d.C.), nella sua “Enciclopedia agricola” (农政全书),
Vol. 30, elenca le varietà d'uva presenti in Cina a quell'epoca:
“uva cristallina con un'aureola biancastra, soffice, larga e
lunga, dal gusto dolce; uva mammola di colore nero, piccola o grande
e dal sapore agrodolce; uva verde, originaria del Sichuan, che
raggiunge un colore verde quando è matura ed assomiglia all’uva
verde dell'occidente, viene chiamata anche “Occhi di lepre”,
è priva di semi ed ha un gusto più dolce del miele; uva piccola,
introdotta dall'occidente e piccola come il pepe; uva dello Yunnan
che ha gli acini grandi come datteri ed un sapore straordinario.”
2.
La nascita e della moderna industria vinicola
Nel
1892, durante gli ultimi anni della dinastia Qing (清朝)
un cinese d'oltremare, Zhang Bishi (张弼士)
piantò dei vigneti e costruì una cantina a Yantai (烟台).
Introdusse dall'occidente varietà pregiate d'uva, macchinari e
fusti di legno per la conservazione del vino. Da questo momento in
poi, la tecnica per la produzione del vino in Cina si pose ad un
nuovo livello. Altri luoghi seguirono, come Qingdao (青岛),
Beijing (北京),
Qingxu (清徐)
nello Shanxi, i monti Changbai (长白山)
e Tonghua (通化)
nella provincia di Jilin (吉林).
Purtroppo,
le varie lotte dei “signori della guerra”, cui seguirono le
invasioni straniere e la corrotta burocrazia statale posero
l'industria vinicola nazionale cinese ai limiti della
sopravvivenza.
-
Cantina Zhangyu, Yantai, Shandong. Il
fondatore è il famoso Zhang Bishi, nato del Guangdong e a 16 anni
emigrato oltreoceano. Dopo essersi arricchito, nel 1892 Zhang
Bishi arrivò a Yantai per un sopralluogo. Qui si fermò, nella
convinzione che Yantai fosse il luogo ideale per la coltivazione
della vite, e si diede da fare per costruire una cantina. A Yantai,
nello Shandong e nello Shanxi acquistò quasi 1000 Mu (亩
= 0.667 ettari)
di terreno, introdusse dall'Europa e dall'interno della Cina
oltre 120 varietà di vitigni di qualità, e fece diventare questa
una zona viticola di fama internazionale. Basandosi sul costume di
dare un nome alla propria impresa, prese la parola YU (裕)
dall'espressione “CHANGYU XINGLONG” (昌-
裕兴隆
= “ricco e
prosperoso”) e la fece precedere dal suo cognome ZHANG,
ottenendo Zhangyu (张裕).
Nel 1914, in occasione della fiera sull'industria di Nanyang e
dell'esposizione di prodotti industriali organizzata dalla città
di Nanchino in associazione con l'ufficio per il commercio di
Shanghai, al brandy, al Gewürztramminer, ai rossi e ad altri vini
della Zhangyu venne assegnato il primo premio. L'anno dopo, nel
1915, durante la Mostra Internazionale delle Nazioni, gli stessi
prodotti ottennero anche la medaglia d'oro e vari certificati
onorifici. Era la prima volta che la Cina riceveva un
riconoscimento di questo tipo a livello mondiale.
-
Cantina Qingdao, Shandong. Nel
1914 una drogheria tedesca di Qingdao stabilì la prima officina
vinicola della zona. Alcuni anni dopo andò sotto il nome di
“impresa estera fuchang” (福昌-
洋行).
Nel 1930 fu venduta ad un'altra compagnia commerciale tedesca,
Melcher & Co., abbreviato in MelCo, e tradotto in cinese con
“mei kou” (美口).
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, l'importazione di
vino straniero divenne difficile, perciò la casa vinicola dovette
iniziare ad incrementare la sua produzione interna. Da allora
iniziò ad aumentare la sua capacità fino a raggiungere un volume
di 1.000 ettolitri. A Shanghai, Tianjin e nell'Asia sudorientale
aprirono dei punti vendita molto attivi. In seguito però, la
MelCo passò sotto il controllo del partito nazionalista,
ricevendo un'amministrazione di tipo statale e frenando così il
suo sviluppo.
-
Cantina Qingxulu, Shanxi. Il
10 ottobre 1921 Zhang Zhiping (张治平),
originario dello Shanxi, fondò la Cantina Qingxulu (清徐露酒),
allora chiamata Yihua Niangjiu Gongsi (益华酿酒公司).
Promotore vigoroso dell'industria nazionale, Zhang pensò di
produrre da sé il vino per sostituirlo a quello di importazione.
A tal scopo, iniziò a costruire una cantina e fece importare
macchinari dalla Francia. Si cominciarono così a produrre vini
bianchi raffinati, rossi di qualità, brandy, puro succo d'uva e
liquori d'uva. Durante la guerra di resistenza però, Qingxu fu
occupata e la ditta subì una devastante distruzione. Fino al
1949, essa contava 150 lavoratori con una capacità di 2.910
ettolitri.
-
Cantina Tonghua, Jilin. è
sorta nel 1938 ad opera dei giapponesi, durante il governo
fantoccio dei Manchu. Nel 1941 venne cambiata la sede e aumentate
le dimensioni con una produzione annua di 700 ettolitri. Nel 1943
vennero effettuati nuovi investimenti per attrezzature di
fermentazione e distillazione. Il personale arrivò alle 150 unità
e la produzione a 1.000 ettolitri. Nel 1944 passò sotto il
comando delle forze armate nipponiche che la trasformarono in
un'industria militare per la produzione del tartrato acido di
potassio. Dopo la caduta dei giapponesi, la cantina fu rilevata
prima dal partito nazionalista e poi dall'Ottava Armata.
-
Cantina Pechino. Sorto
in origine come Istituto enologico nel 1910, successivamente fu
trasformato in cantina, annessa ad un convento di una
congregazione religiosa cattolica che produceva vino da messa per
tutta la Cina. La Cantina di Pechino aumentò progressivamente la
sua capacità e diversificò la produzione con prodotti liquorosi
e brandy. Era apprezzata fornitrice delle ambasciate, dei
ristoranti e dei bar di Pechino e di altre città importanti della
Cina. La produzione annuale si aggirava sulle 1.000 ettolitri. La
sua storia terminò con gli eventi del 1949.
Nell'epoca
moderna, a parte la Cantina Changyu, l'industria enologica cinese
ha ricevuto impulso dalle molte attività connesse con la Chiesa
Cattolica operante in Cina. Alla vigilia della fondazione della
Repubblica Popolare cinese, esistevano sette cantine principali di
cui solo due fondate da cinesi e cinque da stranieri.
3.
Sviluppi dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese
Dopo
essersi stabilita la Repubblica Popolare cinese nel 1949,
l'industria vinicola del paese ha conosciuto tre fasi di sviluppo:
la restaurazione degli inizi, la successiva costruzione su vasta
scala e il periodo che va dalle post-aperture sino ai notevoli
risultati degli ultimi anni.
L'obiettivo
principale degli inizi era l'espansione generalizzata. Sotto il
Ministero Statale dell'Industria Leggera, perciò, si procedette
alla ricostruzione e allargamento dell'industria enologica.
Durante il primo piano quinquennale, sono stati elaborati dagli
ingegneri cinesi circa 156 progetti chiave, tra cui la Cantina
Pechino Periferia Est. Ad essa fecero seguito l'espansione della
Cantina Zhangyu di Yantai, la Cantina Pechino, la Cantina Qingdao,
la Cantina Tonghua, la Cantina Dafeng, la Distilleria Qingxu e la
Cantina Shacheng.
Durante
il secondo piano quinquennale venne data maggior importanza allo
sfruttamento della zona tradizionale del fiume Giallo e furono
introdotte nuove varietà di uve da vino dalla Bulgaria,
dall'Ungheria e dall'ex-Unione Sovietica. Allo stesso tempo,
vennero selezionate e riprodotte varietà di origine cinese come
base iniziale del vivaismo. Una dozzina di cantine vennero a
costituirsi in questo periodo, come Minquan, Lankao e Zhengzhou nel
Henan, Xiaoxiao nel Anhui, Lianyungang e Fengxian nello
Jiangsu.
Dopo
gli anni ‘70, alle cantine locali, si sono aggiunte nuove cantine
superando così le 100 unità. La loro produzione totale ha
raggiunto nel 1978 le 640.000 ettolitri, rispetto ai 2000 ettolitri
del 1949. Vigneti e stazioni di produzione sono state rinforzate
nello Xinjiang, nella zona arida del Gansu, nelle pianure del mare
Bohai, nell'area dell'ex letto del Fiume Giallo, nelle terre
aride dell'altopiano del Loess, nelle regioni del fiume Huai e nei
monti Changbai.
Dopo
il terzo incontro plenario dell'undicesima Conferenza del CPC,
grandi cambiamenti hanno preso piede nell'industria vinicola
cinese. La conferenza nazionale sugli alcolici nel 1987 ha decretato
la necessità di quattro cambiamenti, tra i quali: ”sostituire gli
alcolici a base di cereali con fermentati di frutta” creando nuovi
sviluppi per il vino. Nel 1981, la produzione è stata pari a
1.000.000 di ettolitri, nel 1985 a 2.300.000 ettolitri e nel 1988 a
3.000.850 ettolitri.
Il
successo della nuova tecnica vinicola introdotta da Guo Qichang tra
il 1978 e 1983, ha posto la base per far entrare l'industria
enologica cinese sui parametri internazionali. La creazione nel 1980
della joint-venture sino-francese Dynasty Winery Corporation, la
nascita e lo sviluppo della Great Wall Winery, assieme alla Changyu
hanno portato alla costituzione del cosiddetto “triumvirato
dell'industria vinicola cinese”. Queste tre aziende occupano
insieme più della metà del mercato nazionale, vantando un
riconoscimento significativo anche a livello internazionale.
L'arrivo
degli anni ‘90 ha visto lo sviluppo della produzione di brandy
cinese e il rapido aumento del consumo di vino rosso, soprattutto
nel 1998. Grazie a queste circostanze favorevoli, nel giro di pochi
anni il numero delle cantine è cresciuto notevolmente: da 240
cantine registrate nel 1985, si è passati a quota 500 nel 1999.
Inoltre, la superficie di territorio riservata ai vigneti è passata
da un'estensione di 100.000 mu a 400.000 mu alla fine del 1999.
Quattro sono state le aziende che hanno avuto una produzione
complessiva superiore alle 100.000 ettolitri. A ciò bisogna
aggiungere anche la regolamentazione del mercato in base alle norme
internazionali e il permesso dato alle piccole e medie aziende di
produrre vini secchi. L'uso di tecniche e attrezzature avanzate,
quali la fermentazione malolattica, macchine pressatrici ad aria e
fermentatori, ha diminuito ulteriormente la distanza dell'industria vinicola cinese con gli standard internazionali,
ponendo così le basi per un grande sviluppo economico.
[Tradotto
da C. Queruli e P. Maturani]
|
|